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Cave di pomice a Lipari (Isole Eolie)

LIPARI: ISOLE EOLIE

 

Lipari (Isole Eolie) Isola grande e popolosa, Lipari (circa 10.400 abitanti) costituisce il baricentro del sistema insulare eoliano, posta com'è all'incontro degli itinerari tra le periferie dell'arcipelago delle Eolie e la costa siciliana.

Dall'età arcaica agli inizi del Medioevo. Il primo insediamento, del v millennio a.C., sceglieva sull'isola il proprio sito a occidente, nell'altopiano di Quattropani. Dal millennio successivo si avviava un processo insediativo nel versante opposto, sul pianoro della futura città murata: a picco sul mare; l'area costituiva una fortezza naturale posta a guardia degli approdi di sud e di nord.

Tra la fine del IV e il principio del III millennio a.C. l'abitato si spostava a occidente di quel pianoro scoglioso, in contrada Diana. Al XVII XV secolo a.C. appartengono i più antichi documenti edilizi dell'isola: una tholos di civiltà micenea in località S. Calogero farebbe risalire indietro di tremilacinquecento anni l'uso delle terme, poi ripreso in età ellenistica e romana; tracce di prime capanne, edificate con pietre e calce e coperte da tetti di paglia si incontrano invece nell'area dell'acropoli. A queste si sovrappongono altre costruzioni a capanna fino al IX secolo a.C., quando l'intero abitato subì. una violenta distruzione.

L'età greca (580 242 a.C.) ribadì l'insediamento sul pianoro incombente sul mare: la popolazione crebbe e l'abitato pertanto si dilatò anche sulle pendici interne dello scoglio e verso la piana sottostante. Intorno al 500 a.C. si provvedeva a una prima fortificazione della città bassa con una cinta che, passando per l'attuale piazza Monfalcone, congiungeva all'acropoli, in un unico anello, il primo tratto di pianura sottostante. Una seconda espansione urbana maturava nel secolo successivo, determinando la costruzione di una nuova cinta muraria. Ulteriori scavi hanno messo in luce ì resti di una terza espansione a mezzogiorno verso la Maddalena.

Durante la prima guerra punica, Lipari veniva distrutta dai Romani (252 251 a.C.). Iniziava un periodo di oscurità che si risolse però nel corso della guerra civile tra Ottaviano e Pompeo (43 36 a.C.) quando, per l'importanza militare attribuitale, la città tornava a rifiorire. Ma con la crisi imperiale fu di nuovo decadenza, e soprattutto riduzione demografica.
Dai Normanni alla distruzione del 1544. Un monastero benedettino consacrato a S. Bartolomeo fu insediato sull'acropoli da re Ruggero. I benedettini svilupparono sull'isola l'agricoltura, iniziarono la costruzione di cisterne per la riserva idrica e ripresero a sfruttare le molteplici risorse minerarie. Queste imprese attrassero popolazione tanto che nel 1131 il secondo abate benedettino fu eletto primo vescovo dell'isola: e così l'abitato tornava a occupare l'intera acropoli e a digradare verso sud ovest, avviando l'insediamento del Borgo. Mura di recinzione dell'acropoli venivano edificate sotto i Normanni; ma più avanti l'amministrazione vescovile era costretta a convivere tra le ostilità delle due potenze angioina e aragonese, concorrenti nella supremazia del basso Tirreno. I Liparesi in questo frangente manifestarono un maggior legame di fedeltà verso gli Angiò di Napoli, cosa che provocò un benevolo riconoscimento in loro favore di privilegi ed esenzioni da parte dei sovrani del continente.

A conferma del benessere economico e di un certo incremento demografico, giungeva nel 1492 a Napoli una richiesta dei Liparesi relativa all'insediamento nella collina della Civita e all'edificazione di un porto. Non è nota la risposta: tuttavia nel 1503 Ferdinando il Catto lico, riunendo i due Regni, stabiliva che il vescovo di Lipari, oltre ad abbellire la Cattedrale di nuovi ornamenti, dovesse destinare una determinata cifra pro refectione parietum suburbii novi. Intanto, sulla lieve altura della Maddalena, era già stato edificato, intorno al 1465, il convento dei Frati Minori Osservanti. Il convento medesimo, inizialmente isolato a sud, aveva finito con l'ispirare l'espansione del Borgo attraendo a sé una minuta quantità di casette disposte lungo l'approdo costiero di Marina corta. Ma nel 1544, durante l'epoca della contesa tra Carlo V e Francesco II, il pirata Ariadeno Barbarossa incendiava e distruggeva l'intera città dal convento degli Osservanti.
Dalla ricostruzione al Novecento. Subito veniva inviato dal viceré Pietro di Toledo un gruppo di spagnoli sotto la guida del capitano Gonzalo de Arniella, che disponeva la ricostruzione di quella parte di cinta muraria colpita dall'artiglieria del Barbarossa. Su progetto dell'ingegnere militare Pietro di Trevigno veniva riedificata la cortina di sud ovest ben munita di opere bastionate per il controllo balistico sul porto di Marina corta, sul Borgo occidentale e a nord sull'area della Civita.

Lo stesso viceré confermava nel 1546 tutti ì privilegi concessi dall'epoca dei Normanni in avanti agli abitanti di Lipari, ottenendo presto il desiderato obiettivo di numerose immigrazioni da Policastro, da Amalfi, da Salerno. E i vescovi, nello stesso tempo, si occupavano della riedificazione delle strutture religiose e della nuova edificazione di chiese in aree esterne alla città murata. Inoltre concedevano in enfiteusi terreni del Borgo di loro proprietà allo scopo di fabbricare o coltivare.

Quando Francesco Negro rilevava la piazzaforte di Lipari nel 1639 40, l'assetto urbano si presentava ben distinto nella sua morfologia e nelle sue vocazioni: la città murata, affatto repleta di edilizia; il Borgo, già più ricco di abitazioni della stessa città, ma meno denso e distribuito in due grappoli di insediamenti collegati tra loro da una stecca continua di edifici; e infine i due episodi, isolati, del convento sulla Civita e del Palazzo Vescovile in contrada Diana. Tale politica di diluizione insediativa veniva ribadita dai cappuccini che, nel 1646, andavano a occupare un'area a nord della contrada Diana (attuale cimitero) per edificarvi il loro secondo convento. La medesima diluizione insediativa si dilatava, oltre la città, ai piccoli villaggi costieri di Canneto e Acquacalda, e agli altri, di media altura, di Quattropani e Pianoconte. Nel XVIII secolo iniziava un progressivo sviluppo della città bassa e alla fine dello stesso secolo ebbe inizio il processo di spopolamento della città murata determinato dalle demolizioni del terremoto del 1783. L'espansione urbana ottocentesca, lungo la via Santo Petro (poi corso Vittorio Emanuele), costituisce il documento materiale più eloquente: la forma a imbuto della strada trascrive le fasi successive fino alla pianificazione di tardo Ottocento, del nuovo sviluppo urbano, dalla congestione meridionale del Borgo all'espansione settentrionale verso Marina lunga. Per dare accesso indipendente ai superstiti edifici religiosi della città murata venivano tagliate a occidente la roccia e la cortina, e si organizzava nel 1930 una scalinata fino alla Cattedrale. All'abbandono residenziale della città murata subentrava un nuovo interesse per la tutela dei beni archeologici, frutto di fortunate campagne di scavo nell'area dell'acropoli all'indomani del secondo conflitto mondiale.
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